News

4/recent/ticker-posts

Nicola Pistillo: Il Leone della Folgore a El Alamein

Il Leone di El Alamein

Storia di una Medaglia d'Oro al Valor Militare

Medaglia d'Oro al Valor Militare Folgore Nicola Pistillo a El Alamein

In primo luogo, la narrazione delle operazioni in Nordafrica fa emergere figure di straordinaria statura morale e militare. Tra queste, spicca in modo netto il Sergente Maggiore Nicola Pistillo, nato a San Giuliano del Sannio il 22 gennaio 1916. Inquadrato nel 186° Reggimento della Divisione Paracadutisti "Folgore", la sua condotta sul campo di battaglia rappresenta ancora oggi un esempio immortale di resistenza a oltranza in condizioni di assoluta inferiorità numerica e materiale.

Nello specifico, la linea italiana a El Alamein nell'autunno del 1942 era sottoposta a una pressione schiacciante da parte delle forze dell'Ottava Armata britannica. L'offensiva nemica prevedeva pesanti attacchi frontali mirati a spezzare il fronte. I paracadutisti, truppe d'assalto, si ritrovarono schierati nel deserto come fanteria d'arresto, dotati quasi esclusivamente di armamento leggero e cannoni anticarro da 47/32, inefficaci contro le corazzature frontali dei mezzi angloamericani.

Il Coraggio nel Deserto

Pertanto, il terreno desertico di El Alamein offriva scarsi ripari naturali, obbligando i fanti a scavare nella dura roccia buche raso terra, invisibili fino a pochi metri. La tenuta psicologica dei singoli comandanti divenne l'unico fattore in grado di compensare la gravissima asimmetria di mezzi. È esattamente all'interno di questo inferno di sabbia e fuoco che il Sergente Maggiore dimostrò una risolutezza d'acciaio.

Soprattutto, le relazioni ufficiali confermano che la sua unità fu investita in pieno dall'offensiva. Il sottufficiale mantenne il totale controllo del suo settore per oltre ventiquattro ore consecutive, sotto un incessante bombardamento di artiglieria.

Resosi conto che un centro di fuoco adiacente era al collasso, prese l'iniziativa e portò un gruppo di uomini in soccorso all'arma bianca. Giunto sul vicino caposaldo, trovò l'ufficiale comandante ormai caduto in combattimento. Senza la minima esitazione, prese il comando, riorganizzò i superstiti provati dal fuoco e li guidò in un violentissimo contrassalto con bottiglie incendiarie per stroncare la penetrazione nemica. Venne ferito, ma rifiutò ogni soccorso.

LA MOTIVAZIONE AL VALORE UFFICIALE

"Nel corso di un'accanita e sanguinosa battaglia, destinato con la sua squadra alla difesa di un'importante posizione, per quanto duramente attaccato, resisteva tenacemente con successo per oltre 24 ore. Accortosi che l'avversario con ingenti forze corazzate e con truppe di assalto stava circondando e sopraffacendo un centro di fuoco al suo fianco, di iniziativa, portava un gruppo di uomini a soccorso dei compagni pericolanti e con grande ardimento, all'arma bianca ed a colpi di bottiglie anticarro, riusciva a rompere il cerchio degli attaccanti ed a ricacciarli con gravissime perdite. Caduto il comandante del vicino caposaldo riorganizzava colà i superstiti e li portava al contrassalto con estrema audacia per stroncare una nuova infiltrazione avversaria. Eroica figura di comandante animatore e trascinatore di uomini. Ferito una prima volta, restava al suo posto. Colpito una seconda volta, rifiutava ogni soccorso. Solo quando una terza ferita gli toglieva i sensi, poteva essere catturato."

Africa Settentrionale, 23-25 ottobre 1942.

Inoltre, la sua resistenza leggendaria si piegò solo all'incoscienza fisica, permettendo al nemico di catturarlo ormai esanime. Per questa condotta eccezionale, gli fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare a vivente, un riconoscimento che suggellava il valore già dimostrato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare ottenuta poche settimane prima a Deir el Angar Nail.

La Memoria e il Dopoguerra

In conclusione, il rientro in Patria non interruppe il suo legame con il Corpo. Insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana, dedicò la vita a mantenere intatta la memoria della Divisione attraverso la poesia e i racconti storici. A lui viene unanimemente attribuita la celebre frase scolpita su innumerevoli monumenti: "Un paracadutista muore ma non si arrende".

In definitiva, la parabola terrena di Nicola Pistillo si concluse a Pisa nel 1983. Egli rimane l'archetipo dell'abnegazione assoluta, celebrato dalle sezioni ANPDI come quella di Vercelli. La sua storia a El Alamein ci ricorda che il valore umano e lo spirito di sacrificio superano ogni limite fisico o di armamento.

ONORA LA SUA MEMORIA:

Posta un commento

0 Commenti